Alba dalla Tofana di Mezzo

"Galoppa, fuggi, galoppa, superstite fantasia. Avido di sterminarti, il mondo civile ti incalza alle calcagna, mai più ti darà pace". D.Buzzati

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mercoledì 26 marzo 2014

"Vertigine" di Marco Baggi. Intervista all'autore


IL VOSTRO SPAZIO
NEL MIO BLOG
rubrica letteraria e culturale, dal 19 marzo 2014

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Per la nuova rubrica Tacuìn, andiamo oggi a conoscere Marco Baggi, un autore emergente con una grande passione: quella per la storia. Dopo il romanzo d'esordio LA FUGA DEI VINTI (0111 Edizioni), Marco ha pubblicato nel 2013 (con la medesima Casa Editrice) il suo ultimo lavoro, VERTIGINE. Entrambi i romanzi sono ambientati durante la prima Guerra Mondiale: una chicca per gli appassionati di storia perché il lavoro di Marco Baggi ha alla base un'attenta ricerca storica; 
una chicca per chi pensa che la storia sia noiosa perché dovrà ricredersi!

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Marco Baggi
Un po’ di biografia
Marco Baggi è un giovane scrittore bergamasco, autore dei romanzi storici “La fuga dei vinti” e “Vertigine”, editi dalla 0111 edizioni. Laureato in Storia, ha introdotto questa sua passione per il passato nell’illustrazione e soprattutto la scrittura, due elementi importanti all’interno dei suoi interessi. Come illustratore ha curato alcune importanti collaborazioni per associazioni e pubblicazioni, mentre nella veste di scrittore sta portando avanti la serie dedicata alle vicende del tenente Martini, giunta con “Vertigine” al suo secondo capitolo. E’ membro attivo dell’Associazione Storica Cimeetrincee, nata per divulgare la memoria della Grande Guerra, e il gruppo modellistico Picchiatelli, col quale realizza modelli in scala per mostre e concorsi.*


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Ciao Marco! Benvenuto nella mia nuova rubrica Tacuìn. Oggi parleremo del tuo ultimo romanzo. Prima però vuoi dirci qualcosa sul tuo romanzo d’esordio “La fuga dei vinti”? Come hai vissuto il tuo ingresso nel mondo degli scrittori? Cosa ti ha lasciato questa prima esperienza?

Ciao Irene e grazie mille di questo spazio. “La fuga dei vinti” ha rappresentato per me un punto di svolta importante, segnando il passaggio d’interesse dal racconto al romanzo. Oltre alla grandissima soddisfazione legata all’esordio, la pubblicazione mi ha permesso di rendere note le vicende del mio personaggio letterario, che ritroveremo ancora in “Vertigine”.
Questa prima esperienza è stata davvero fruttuosa e importante, perché ha saputo mettermi in contatto con tanti altri appassionati e scrittori, garantendomi una crescita personale preziosa.

Hai affidato il tuo secondo romanzo alla medesima Casa Editrice, la 0111 Edizioni. Perché? Consiglieresti la 0111 Edizioni a un autore esordiente?

La Casa Editrice 0111 ha saputo credere e portare avanti il mio progetto letterario, perciò desideravo affidare a essa anche il secondo lavoro e proseguire insieme questa bella avventura. La 0111 è una CE piccola ma molto agguerrita, disposta a investire su nuove tecnologie quali l’e-book e gli audiolibri, prerogative molto importanti per un autore esordiente. Dunque la consiglierei senza riserve.


Aprirei una parentesi sulle tue passioni, che trovo davvero molto curiose e interessanti. Cominciamo con il disegno. Quali soggetti prediligi? Le copertine dei tuoi libri sono state disegnate da te, giusto? Cosa rappresenta il disegno che mi hai inviato e che vediamo pubblicato su questa pagina?

Il disegno è una delle mie passioni più grandi, che coltivo fin da bambino. Ancora oggi mi sorprendo a divertirmi con matite, pastelli e inchiostri, provando ogni volta nuove tecniche o soggetti, nella speranza, un giorno, di poter diventare un illustratore a tutti gli effetti.
Solitamente prediligo soggetti militari, futuristici o autovetture, senza però disdegnare riproduzioni di personaggi legati a fumetti o videogiochi; insomma, cerco di spaziare in diversi campi d’interesse.
Le copertine dei due romanzi sono state tratte infatti da due miei disegni, perché in entrambi i casi intendevo trasmettere le emozioni legate alla narrazione. Fortunatamente sono piaciuti alla Casa Editrice, la quale ha saputo impaginare e valorizzare il tutto al meglio.
Il disegno inviato rappresenta quella che a mio parere è fra le auto sportive più belle mai costruite, ovvero la Lancia Stratos; in questo caso ho voluto “immortalare” un suo dettaglio, in modo da suscitare la curiosità dell’osservatore.

E della passione per il modellismo cosa mi dici?

Il modellismo statico rappresenta un altro mio “divertimento”. Oltre al piacere di lavorare i materiali, assemblarli e colorarli (cercando di donare un effetto il più realistico possibile al mezzo), il modellismo permette l’aggregazione con moltissime persone, anche al di fuori dei confini nazionali, e la preservazione di una manualità che le nuove generazioni, sempre più hi-tech, rischiano di smarrire. Ma l’aspetto più importante del modellismo è riconducibile alla Storia; è infatti un modo diverso dal solito per studiarla e “mostrarla” anche ai più piccoli.

Da tutto ciò si capisce che, correggimi se sbaglio, una delle tue più grandi passioni è sicuramente la storia (in particolare le vicende della Grande Guerra). Cosa credi ci abbia insegnato (o dovremmo ancora imparare) dalla storia?

La Storia è certamente il motore di tutti i miei interessi e passioni, senza di essa non avrei forse nemmeno iniziato a scrivere. Dedicare i miei primi romanzi al tema della Grande Guerra non è stato casuale, perché lo ritengo un argomento ancora capace di riservare sorprese e soprattutto insegnamenti. L’intera Storia dell’uomo è pregna di errori, come le guerre, da cui trarre il giusto monito per il futuro, eppure tendiamo spesso a dimenticarcene e ricadere nei medesimi sbagli.

Veniamo dunque a “Vertigine”. Si potrebbe definire una continuazione del romanzo precedente considerando che il protagonista è il medesimo? Il tenente Martini, sopravvissuto alla ritirata di Caporetto, lo ha creato la tua fantasia o hai preso spunto da un fatto realmente accaduto?

Sì, “Vertigine” riprende la narrazione dove s’era interrotto il precedente romanzo, ovvero al termine della battaglia attorno al ponte di Pinzano, sul fiume Tagliamento, nel 1917. E’ infatti una serie incentrata sul medesimo personaggio, che vorrei “seguire” nelle sue vicende in un anno di guerra. Il tenente Martini è frutto della mia fantasia, ma trae ispirazione da comportamenti e azioni accaduti realmente nel corso del conflitto mondiale. Attraverso i suoi occhi, cerco di mostrare gli orrori con cui quegli uomini erano costretti a convivere al fronte.

Immagino che per descrivere in modo così dettagliato gli eventi (ma anche le armi e le ambientazioni) del 1917, tu abbia dovuto fare un’approfondita ricerca storica. Sbaglio? A quali fonti hai attinto? Hai visitato i luoghi di cui parli nel libro?

Non sbagli, trattandosi di un romanzo storico era per me importante preparare una solida base sulla quale poggiare poi la narrazione, in modo da evitare inesattezze storiche. La ricerca ha necessitato di molto tempo, fra documenti d’archivio, testimonianze, diari, libri e tanto altro; riuscire a conciliare realtà storica e finzione letteraria è stata una sorta di sfida, però infine gratificante. In particolar modo ho studiato con cura l’unità di appartenenza del tenente Martini (la Brigata di fanteria “Piacenza”), per conoscere nel dettaglio dove fosse dislocata nei giorni del romanzo e quali avversari avesse di fronte a sé. La conoscenza di diversi collezionisti e appassionati mi ha invece concesso la possibilità di osservare personalmente armi, divise ed equipaggiamenti dell’epoca, comprendendo appieno come venissero utilizzati e quali sforzi fossero costretti a compiere i soldati per trasportare tutto ciò.
Ho visitato dove possibile i luoghi citati, restandone molto colpito per la loro muta capacità di testimoniare l’orrore della guerra e il ricordo dei caduti.

Credo che per scrivere un libro come il tuo ci voglia una forte motivazione, che vada ben al di là del puro piacere per lo scrivere. Qual è la tua motivazione? Ho l’impressione che con i tuoi libri tu voglia salvare qualcosa, non far dimenticare alla gente le sofferenze della guerra affinché tali atrocità non si ripetano più.

Esatto, il romanzo nasce dall’intenzione di preservare questa nostra Storia e condividerla con gli altri, tentando di scuotere le coscienze in chiave futura. Se una società non ha memoria, rischia di smarrirsi nel proprio avvenire e, come scritto poco sopra, ricadere nei medesimi errori del passato. Spesso la Storia viene malvista, soprattutto dagli studenti, perché in essa trovano soltanto una lunga fila di date e avvenimenti noiosi, ma se raccontata adeguatamente, può invece rivelarsi fonte d’ispirazione per tutti noi. “La fuga dei vinti” e “Vertigine” vogliono essere una sorta di accusa contro la guerra, la quale inghiotte tutto e rischia di polverizzare i sentimenti del singolo. Chi avrà modo di leggerli spero possa comprendere appieno questo messaggio antimilitarista.  

A chi consiglieresti il tuo libro?

Lo consiglio a tutti gli appassionati del genere storico, ma anche a chi cerca una storia di avventura (con un pizzico di giallo) ambientata in un contesto diverso dal solito.

Hai altri progetti in corso?

Sì, sto terminando la stesura di un nuovo romanzo, ma non mancano molte altre idee che vorrei mettere su carta appena possibile. Per quanto riguarda i disegni, sono impegnato a preparare le illustrazioni per una mostra itinerante dell’Associazione Storica Cimeetrincee, dedicata al centenario della Grande Guerra.

Grazie Marco, buona scrittura, buon disegno e a presto!

Grazie infinite a te Irene, per lo spazio concessomi e la possibilità di farmi conoscere. Buona scrittura anche a te!



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*(La biografia è stata fornita dall'autore)
*INTERVISTA A CURA DI IRENE PAMPANIN E DESTINATA IN VIA ESCLUSIVA ALLA RUBRICA TACUìN. E' VIETATA OGNI RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DELLA STESSA.


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