Alba dalla Tofana di Mezzo

"Galoppa, fuggi, galoppa, superstite fantasia. Avido di sterminarti, il mondo civile ti incalza alle calcagna, mai più ti darà pace". D.Buzzati

Cerca nel blog

giovedì 27 marzo 2014

"Crisi" di Ivan Mattei. Intervista all'autore


IL VOSTRO SPAZIO
NEL MIO BLOG
rubrica letteraria e culturale, dal 19 marzo 2014

*

Oggi la rubrica Tacuìn si sposta a Roma per conoscere Ivan Mattei, autore di "CRISI" (0111 Edizioni) e grande appassionato di scrittura cinematografica. Cosa mi ha colpita di lui? Il suo modo di interpretare questa tanto chiacchierata "crisi". I media la evidenziano dal punto di vista economico e politico. Ivan no (o almeno, non solo). Ivan la mette sul piano sociale, personale, intimo. Una crisi d'identità (se vogliamo), frutto della situazione attuale, del bombardamento tecnologico che ci fa perdere il contatto con la realtà. Una crisi  alla quale dobbiamo reagire non con rabbia incontrollata ma con l'aiuto e la forza delle persone nella nostra stessa situazione. 

"Amore" batte "Crisi": 1 a 0.

*

Cinemagia
Ivan ci racconta ... 
Appassionato di scrittura cinematografica (la prima sceneggiatura studiata è stata “La strada” a 13 anni), mi sono reso conto, con il passare degli anni che potevo raccontare le mie storie anche in altri contesti, come il teatro, la narrativa, ed i fumetti.

I miei studi sono stati da sempre improntati alla crescita culturale e tecnica, prima con il liceo classico (al quale devo una certa apertura mentale) e poi con il DAMS. In collaborazione con Daniele Caon ho scritto e diretto vari cortometraggi, che è possibile visionare su You Tube, con i quali ho partecipato a vari concorsi e rassegne a livello nazionale e internazionale. Nel frattempo ho continuato a scrivere, avendo l'accortezza di far leggere i miei lavori principalmente a persone che non mi conoscevano, per avere giudizi il più possibile scevri da condizionamenti. Per tre miei lavori ho scelto l’autoproduzione, con il servizio “Il mio libro”. Per il primo la scelta è dovuta alla lunghezza, che è più da racconto lungo, mentre per il secondo è per la particolarità dello scritto, che comprendeva anche un testo teatrale al suo interno. “Crisi” è il primo romanzo ufficiale, cioè edito da una vera e propria casa editrice.



SEGUILO SU:



Ciao Ivan e benvenuto nel mio blog! A gennaio è uscito il tuo romanzo d’esordio, “Crisi”. Innanzitutto, vuoi parlarci un po’ del tuo rapporto con la scrittura? Ci sono (come dici tu) diversi modi per raccontare le proprie storie. Credi che la scrittura, oggi, nell’era delle immagini, sia ancora un mezzo di comunicazione efficace? Se sì, perché?

Ciao Irene. Ti ringrazio per l’intervista.
Il mio rapporto con la scrittura nasce da molto lontano. Ricordo sempre che in seconda elementare (!) trasformai i vari temi ad argomento libero in un romanzo a puntate che, come ho scoperto più tardi, richiamava addirittura Montesquieu. Per me è sempre stato un doppio sfogo il poter scrivere. Prima di tutto nella scrittura riesco a scaricare tutto quello che vedo intorno a me. In seconda istanza è la forma di espressione che mi riesce meglio, non essendo un buon oratore.
Per quanto riguarda la seconda parte della tua domanda non posso che affermare che la scrittura è sicuramente un mezzo di comunicazione efficace. Questo perché ogni media ha delle sue peculiarità specifiche. Mi preme evidenziare, oltretutto, che la scrittura è comunque alla base delle storie a fumetti o cinematografiche (tranne rari casi).

Sul set di "Norne e Valchirie"
La tua esperienza di autore comincia con una sceneggiatura. Parliamo quindi di questa tua passione. Vuoi raccontarci qualcosa riguardo i cortometraggi che hai scritto e diretto? Di cosa trattano? Cosa ti hanno insegnato da un punto di vista artistico? 

I cortometraggi a cui ho lavorato nascono dalla stretta collaborazione con Daniele Caon, con il quale condivido sempre la regia dei cortometraggi. Argomenti e stili variano in base a chi dei due scrive la sceneggiatura. Per quanto riguarda “Assenza” e “L’ultima messa”, da me sceneggiati, abbiamo una narrazione, e quindi uno stile di ripresa, molto più narrativo e classico. Il primo tra l’altro nasce da un mio racconto che, come la quasi totalità dei miei scritti, risultava essere il risultato di una esercitazione di scrittura. “Mostra di settembre” e “Norne e Valchirie”, sceneggiati da Daniele, hanno invece un’anima strettamente sperimentale. Il lavoro congiunto che facciamo alla regia consente di unire le diverse anime che contraddistinguono i nostri stili dando vita a prodotti particolari, almeno stando alle reazioni degli spettatori.
Da un punto di vista artistico devo dire che la sceneggiatura è un po’ una condanna a livello letterario, in quanto, nonostante condivida molto con la scrittura letteraria, ha peculiarità tutte sue che però spesso mi porto dietro nei miei scritti narrativi.

Veniamo al tuo ultimo lavoro, “Crisi”. Quanto c’è di scrittura cinematografica nello stile del romanzo? Lo hai immaginato come una sequenza di scene, campi e controcampi, dialoghi, stacchi e dissolvenze o lo stile si discosta completamente dal linguaggio cinematografico?

Non volendo c’è molta contaminazione cinematografica in “Crisi”. E questo probabilmente è diretta conseguenza di quanto dicevo poco fa. Mi è stato fatto notare da più persone (tra cui un personaggio di un certo spessore critico-letterario) che il mio stile di scrittura è molto cinematografico, e che in questo romanzo risulta essere quasi più evidente che altrove, facendolo essere adatto ad un soggetto vero e proprio pronto per essere trasformato in sceneggiatura.
Questo sinceramente mi ha fatto anche piacere, proprio per la mia passione per la narrativa filmata, e mi ha dato lo spunto per rileggere “Crisi” con occhi nuovi, riuscendo a focalizzare quanto la mia visualizzazione mentale della vicenda da raccontare influenzi la mia scrittura. E non è un male, dal momento che molte persone mi riportano come nota di merito la capacità di rendere vive le scene, pur facendo uso di descrizioni molto sintetiche, lontane quindi da quell’eccesso didascalico che si trova in molta letteratura contemporanea. Un eccesso didascalico che spesso risulta essere un modo per allungare il brodo.

La storia che hai scelto di narrare è una storia attuale, dei giorni nostri. “Crisi” è probabilmente la parola che più si sente nominare in questo periodo. Che significato ha per te? Ci siamo davvero “dentro”?

La parola “crisi” è effettivamente molto attuale. La sentiamo ormai da qualche anno legata alla situazione economica mondiale, ma quella è la sua forma più evidente perché evidenziata anche dai media. Più in generale viviamo in una crisi che coinvolge la nostra vita a 360°. Per restare vicino a temi di attualità possiamo ben dire che c’è una crisi politica evidente, che poi si esprime nel rifiuto del partitismo, che sfora nell’eccesso della rinuncia alle ideologie. C’è poi una crisi di valori molto evidente. A livello etico c’è stata una rivoluzione incontrollata, probabilmente per un eccesso di stimoli causato dalla velocità con cui si è evoluta la tecnologia.
Tutto questo è legato da un filo rosso che alla fine lega e soffoca la persona incapace di sciogliere tutti i nodi che si presentano nel cammino della vita.

Nel romanzo parli di Adelmo e Marta, una coppia di quarantenni alle prese con la perdita del posto di lavoro. Si parla tanto di disoccupazione giovanile, tu invece hai scelto di trattare un argomento forse ancor più delicato: quello delle persone adulte che perdono il lavoro e, spesso, proprio a causa dell’età, non riescono a reinserirsi. Perché questa scelta?

Hai centrato perfettamente il punto. Purtroppo è un aspetto che viene lasciato molto in disparte sia a livello politico che comunicativo. E’ giusto occuparsi di disoccupazione giovanile, perché senza dubbio dobbiamo fornire le basi per un futuro dignitoso per i nostri figli, ma si dà poco peso a quella fascia di persone che compongono la cosiddetta “generazione x”, la generazione degli invisibili. La loro situazione è più grave di quella dei giovani, in quanto hanno una vita già avviata, magari con una famiglia sulle spalle, e nel momento in cui perdono il lavoro si trovano completamente persi. E siamo in un mondo, e l’Italia ha dei tristi primati negativi in merito, in cui sopra i 30 anni cominci ad essere fuori dal mercato del lavoro. E la gravità del problema è accentuata proprio dalla mancanza di pubblicità, a parte la triste cronaca dei suicidi che stanno aumentando sempre più.

Tra i temi che tratti nel libro, mi sembra tu abbia voluto evidenziare come spesso a una crisi lavorativa ne consegua anche una personale ed emotiva, che va ad influire negativamente sui rapporti con le persone. Sbaglio?

Esattamente. E questo è dovuto proprio a quanto dicevo prima. Un uomo o una donna maturi che si trovano di colpo senza un lavoro e quindi senza la certezza di uno stipendio, che serve per portare avanti la famiglia probabilmente costruita dopo mille sacrifici, non possono non subire un contraccolpo in alcuni casi mortale. “Il lavoro è dignità” può sembrare una frase fatta, ma il fatto che negli anni l’abbiano fatta propria realtà differenti (i sindacati da un lato, il Papa dall’altra) ci dimostra che è realtà. Se poi la crisi lavorativa va a colpire persone con un orgoglio leggermente più accentuato il rischio raddoppia. Nel libro è solo l’amore tra i due protagonisti che gli dà la forza di andare avanti, ma anche per loro c’è un crollo, una specie di crisi di coppia, nel momento in cui si nascondono vicendevolmente delle azioni fatte per migliorare la situazione.

Domanda scontata: esistono davvero un Adelmo e una Marta?

Non li conosco, ma purtroppo ho scoperto che esistono e sono in molti.

La 0111 Edizioni ha inserito “Crisi” nel genere Mainstream. E’ un termine che non molti conoscono: vuoi spiegarci tu che cosa significa e perché, secondo te, il tuo libro è stato inserito proprio in questo genere? A chi lo consiglieresti?

Il prodotto mainstream è quello di più larga “esposizione”, che può avere una fascia di pubblico più ampia. A mio avviso la scelta della casa editrice dipende da più fattori. Il primo riguarda il tema del romanzo, che purtroppo è alla portata di tutti. Siamo in molti a conoscere un potenziale Adelmo o una potenziale Marta. Il secondo motivo è forse lo stile di scrittura, che mi dicono molto scorrevole e comprensibile.
Io lo consiglierei a quanti fanno tanto gli arrabbiati con il mondo intero seguendo il primo che urla contro il potere come fosse il solo male del mondo, ma che in fondo della vita vera conoscono ben poco. Ma lo farei leggere anche a chi in queste situazioni ci si trova e magari non riesce a capire, non per suoi limiti ma perché parte in causa, che bisogna reagire in tutti i modi, senza lasciarsi portare dalla corrente.
So per certo che alcune copie sono state distribuite in Parlamento, ad alcuni politici che sono impegnati nella Commissione Lavoro. Ecco, il mio auspicio è che molti di loro si trovino a riflettere su una storia come questa, in modo tale che possano essere spinti ad occuparsi di problemi più vicini al paese reale. Anche perché è proprio questo loro allontanarsi dalla realtà (che ho evidenziato in ogni capitolo del libro inserendo accenni di cronaca politica prima della cronaca di vita vera) che dà forza a chi urla contro di loro, creando così un circuito vizioso dal quale è difficile uscire.

Prima di affidarti alla 0111 Edizioni hai autoprodotto tre dei tuoi lavori. Come è andata? E’ un buon “metodo” per un autore esordiente? Come mai per “Crisi” hai deciso invece di rivolgerti a una vera e propria Casa Editrice?

Inizialmente l’autoproduzione è stata una sorta di reazione ad un mondo editoriale che non mi piaceva affatto. Tra case editrici che pensano di giudicare un romanzo dalla lettura di una sinossi, ad altre che pubblicano soltanto con il contributo dell’autore, non sapevo davvero a chi affidarmi. Anche perché i miei primi lavori hanno stili molto particolari. Il primo, “Scrivo una città”, lega profondamente stile di scrittura e vicenda raccontata, assolutamente non riducibile in una pagina di sinossi, e forse troppo breve, più nello stile di un racconto lungo. Il secondo, “Marzia va a teatro”, contiene addirittura un vero e proprio testo teatrale, con il quale do la possibilità al lettore di sedersi accanto alla protagonista del romanzo. Qualcosa di molto particolare, quindi, anche qui difficilmente sintetizzabile in poche righe.
Per “Crisi” si sono sommati due fattori che hanno fatto sì che arrivassi alla 0111 Edizioni: uno stile molto più classico e il risultato di una ricerca tra le piccole case editrici. Scartando a priori quanti pubblicano, come dicevo, solo con il contributo dell’autore, mi sono ritrovato a spulciare nei cataloghi di tante case editrici, finendo poi sulle pagine della 0111. Ho visto che il mio libro poteva incontrare il loro favore, e così ho provato a contattarli. Il resto, come si dice, è storia.

Come stai promuovendo il tuo romanzo?

Ho aperto un sito dedicato al libro in cui nella settimana prima dell’uscita del libro ho pubblicato 3 capitoli extra che fanno da introduzione al romanzo. Poi ho creato una pagina facebook nella quale, legandomi al tema del libro, pubblico notizie riguardanti principalmente il mondo del lavoro e gli effetti della crisi. Ora sto cercando di organizzare alcune presentazioni. La prima, fuori dal circuito delle librerie e su richiesta degli organizzatori stessi, è andata bene.

E per il futuro novità in vista? Non è che, per caso, ci sia nella tua mente l’idea di trasformare “Crisi” in un piccolo film? 

In vista c’è molto lavoro, con mille storie già cominciate e lasciate nel cassetto in attesa dell’idea che le faccia andare avanti ed altre mille e più che girano nel cervello dove le lascio “decantare” finché non arriva la scintilla giusta.
In più c’è uno studio che sto facendo sulla fattibilità di una trasposizione di “Scrivo una città”, ma in quel caso il lavoro triplica.

Grazie Ivan, è stato un piacere.
Piacere mio Irene, e grazie ancora per avermi ospitato sul tuo sito.


CLICCA QUI PER ACQUISTARE "CRISI" DI IVAN MATTEI


*(La biografia è stata fornita dall'autore)
*INTERVISTA A CURA DI IRENE PAMPANIN E DESTINATA IN VIA ESCLUSIVA ALLA RUBRICA TACUìN. E' VIETATA OGNI RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DELLA STESSA.


*

Vuoi sostenere la rubrica Tacuìn? 
FAI UNA DONAZIONE VOLONTARIA!