Alba dalla Tofana di Mezzo

"Galoppa, fuggi, galoppa, superstite fantasia. Avido di sterminarti, il mondo civile ti incalza alle calcagna, mai più ti darà pace". D.Buzzati

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martedì 25 marzo 2014

"Fine dei giochi" di Alessio Gazzotti. Intervista all'autore


IL VOSTRO SPAZIO
NEL MIO BLOG
rubrica letteraria e culturale, dal 19 marzo 2014

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Eccomi con il secondo post per la nuova rubrica Tacuìn! 
Ho il piacere di inaugurare la sezione "Interviste" con un giovane autore esordiente, Alessio Gazzotti. Proprio oggi esce il suo primo libro, FINE DEI GIOCHI, edito dalla 0111 Edizioni. Si tratta di una raccolta di racconti che, a mio avviso, colloca il lettore in una posizione privilegiata: quella di personaggio attivo all’interno delle storie narrate. Alessio infatti non dice tutto, lascia in sospeso, lascia al lettore la libertà di scegliersi un proprio ruolo, chiedendogli solo di fermarsi a riflettere prima di agire. 
E allora, giochiamo! Ma attenzione: le carte in tavola potrebbero improvvisamente cambiare … (Nel bene e nel male).  

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Alessio Gazzotti
Un po’ di biografia
Alessio nasce nell’estate che molti ricordano per la vittoria dell’Italia ai Mondiali di Calcio del 1982, in un paese in provincia di Modena, città nella quale più tardi si trasferisce. Frequenta un istituto tecnico con indirizzo elettronico e, in seguito, si laurea in Giurisprudenza. Fare l’avvocato non è però la sua strada e, attualmente, lavora come impiegato. A parte le vicissitudini professionali, nel tempo libero, tra le altre cose, soprattutto di notte, scrive. Per ora, “Fine dei Giochi” è la sua prima opera pubblicata. E, si spera, non l’ultima.*

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Ciao Alessio e benvenuto nel mio blog! Innanzitutto, vuoi parlarci un po’ di te? Chi è Alessio Gazzotti?

Giochiamo a carte scoperte: ammetto di avere lasciato questa domanda per ultima e aver iniziato subito a scrivere le risposte che seguono. La prima che mi hai posto sembra la classica domanda di rito, forse obbligatoria, con la quale si inizia ogni intervista. Leggendo altri scambi come questo, si incontrano fin troppo spesso risposte banali, date tanto per rispondere, che in realtà non aggiungono tanto contenuto. Credo che una persona, almeno in questa sede, si riesca a conoscere molto meglio dal modo in cui si pone nei confronti delle domande, piuttosto che da una descrizione che sarebbe comunque incompleta. Potrei descrivermi in base a tanti diversi profili e apparirebbero tutti inesorabilmente falsi. Perché tutta questa tirata, Irene? Perché in due parole sono un narcisista che finge di fare il riservato e in realtà se la tira un casino anche se non ne avrebbe il diritto. E, beninteso, nessuno ce l’ha il diritto, secondo me. Così ho anche risposto alla domanda!


Come ti sei avvicinato alla scrittura? Perché, ad un certo punto, hai deciso di mettere insieme i tuoi racconti e farne un libro?

Perché si può considerare la scrittura come un insieme di tante cose (e non è detto che siano tutte positive): tieni la mente sveglia, è terapeutico, è un buon passatempo, ti obbliga a leggere per migliorare lo stile, è una valida alternativa alla tv, è un modo per esprimersi, un modo per mettersi alla prova, qualcosa con cui soddisfare il narcisismo proprio di ogni scrittore, un gioco del quale imparare le regole, qualcosa che si può migliorare sempre di più man mano che evolve la propria maturità espressiva, e qualcosa che ti tiene sveglio mentre tutti gli altri dormono.


 “Fine dei giochi” è la tua prima esperienza letteraria. Molte persone coltivano il sogno di pubblicare un proprio libro e tu ce l’hai fatta. E’ stato difficile? Vuoi raccontarci come è andata e come è stata la tua esperienza con la 0111 Edizioni?

Prima di proporre la mia opera mi ero documentato: in molti consigliavano di far preventivamente visionare il proprio lavoro a un’agenzia di editing. E così ho fatto. Il primo passaggio, quindi, è avvenuto sottoponendo il mio lavoro all’agenzia letteraria Riscrivimi (http://www.riscrivimi.it/), con cui mi sono trovato benissimo. Il loro servizio consisteva, inoltre, nel proporre l’opera a diversi editori e, tra questi, ho avuto la fortuna di poter conoscere la 0111 Edizioni, che mi ha dato questa possibilità.


Veniamo al libro. Domanda di rito: cosa significa il titolo?

Sono tante diverse storie di addii al celibato. No, scherzo! Il titolo è stato scelto in accordo con l’agenzia Riscrivimi e poi accettato dalla 0111. In buona sostanza rappresenta il filo conduttore tra i diversi racconti. Senza voler svelare troppo, lo si può immaginare come il “mood” con il quale ci si deve approcciare ai singoli capitoli. Sono storie “senza via d’uscita”, ecco.


I tuoi racconti spaziano da un argomento all’altro (penso a quanto siano diversi tra di loro “Lo sbarco” e “Atlantide”). C’è un argomento sul quale premi di più all’interno del libro? I racconti sono solo in apparenza slegati o alla fine (dei giochi) il tutto assume una forma univoca? 

Diciamo che i racconti sono stati originariamente concepiti per poter essere inseriti in una raccolta, pertanto, ho seguito un’impostazione di massima che fosse abbastanza coerente. Diciamo che una traccia comune è l’ineluttabilità del proprio destino. Suona come qualcosa di potente, vero? Così veniamo anche alla prossima domanda.


Cos’è per te il destino? Ci credi?

Qui potrei essere discordante con quanto può emergere dai racconti e con quanto ho appena detto. Senza voler scomodare nomi altisonanti che sull’argomento si sono già espressi in maniera esaustiva, vorrei parafrasare un passaggio che ho letto da qualche parte ma sinceramente non ricordo dove. Chiedo a chi vorrà leggere questa intervista di aiutarmi a ricordare. Suonava più o meno così e mi trova pienamente concorde (almeno in questa fase della mia vita): “La vita è fatta di circostanze alle quali ci aggrappiamo disperatamente”. Quindi, no. Non ci credo. Ritengo che tutto accada “per caso” e il bene o il male siano semplicemente il verificarsi di circostanze che dal nostro punto di vista appaiono favorevoli o sfavorevoli. Non si è anche più motivati ad automigliorarsi sapendo che si è artefici del proprio destino?

Il tuo libro è stato inserito nel genere “horror”. Perché? Credi sia adatto a qualsiasi tipo di lettore o lo consiglieresti solo a un target in particolare?

Ecco, la classificazione del libro è stata curata dalla 0111 Edizioni. In realtà di “Horror” vero e proprio non se ne trova poi tanto. E’ una raccolta che incorpora il tema storico, vaghi echi steampunk, un po’ mainstream… E proprio in ragione dell’eterogeneità dei contenuti è, o almeno mi auguro, di piacevole lettura per chiunque.


C’è un racconto che preferisci o al quale sei particolarmente legato? Se sì, vuoi riportare qui qualche riga di questo racconto?          

Credo che uno dei più riusciti sia “Campi di Grano” e quindi eccone un brano (ho fatto anche la rima hip hop)…. 

“Vincent lasciava che il dottore torturasse il suo corpo, limitandosi a urlare quando il medico interveniva con maggior decisione. Non si sarebbe salvato, ne era certo. Il proiettile rimase dov’era, ad avvelenargli il sangue.Vincent spiegò a Gachet di aver tentato di togliersi la vita, mentendo. A Gachet non rimase altro da fare che bendare la ferita e avvertire Theo, il fratello di Vincent che, precipitandosi, lo raggiunse il giorno successivo.Quando Theo entrò nella stanza Vincent, che riusciva ancora a reggersi in piedi, stava aggiungendo altri corvi su un cielo ormai coperto di ali nere. Vincent ne approfittò per consegnare al fratello lettere che non era riuscito a spedirgli. Nonostante l’insistenza di Theo, Vincent non mangiò nulla. Gachet quel giorno gli cambiò più volte la fasciatura, la quale non smetteva di tingersi di rosso. I due fratelli parlarono fino a notte fonda. Quando si congedarono, Vincent rassicurò il fratello: promise che si sarebbe rimesso in fretta.

Quella sera stessa Theo ripartì, e salutando il fratello capì che non lo avrebbe più rivisto. Gachet cambiò la medicazione a Vincent un’ultima volta, raccomandandosi di rivolgersi a lui a qualsiasi orario della notte, per ogni necessità, e si coricò.”

Cosa vuoi dire ai lettori con “La fine dei giochi”? E cosa vuoi dire a te stesso?

Sarò sincero: spero che ognuno trovi la propria chiave di lettura nella raccolta di racconti e che possa lasciargli qualcosa. In fondo un libro si definisce buono quando ti obbliga a fermarti e riflettere in un mondo sempre più veloce (dove l’ho sentita questa?). Il mio intento era semplicemente mettere insieme qualcosa che potesse essere inteso come “intrattenimento”.
Ok, in realtà c’è un messaggio, c’è ed è molto semplice: “E’ inutile preoccuparsi.” Se c’è una soluzione a un problema, perché preoccuparsi? E se una soluzione non c’è? Beh, è ancora più inutile preoccuparsi: accettalo e basta. Sembra facile, a parole, vero?


Ora che hai il tuo libro tra le mani, come pensi di promuoverlo? 

Intanto seguendo i preziosi consigli che mi hai dato tu, Irene, per muovere i primi passi nell’auto-promozione e dei quali ancora ti ringrazio. (Immagina uno smile, oggi così di moda. Mi chiedo come facessero i nostri nonni ad esprimere concetti senza poter mettere gli “ICS-DI”.). Inoltre lo proporrò probabilmente a blog che recensiscono esordienti, curerò la pagina del libro, organizzerò presentazioni, lo proporrò alle librerie, insomma: farò i compiti, lo prometto!


Grazie Alessio, in bocca al lupo! Dimenticavo: stai scrivendo ancora in queste notti di primavera? 

Grazie a te per l’opportunità e crepi il lupo!
Certo che sto scrivendo. Ritengo sia utile farlo anche quando non si ha l’ispirazione. Mi scuso con la fonte che sto per citare (e con tutte quelle da cui ho attinto in questa intervista), mi rendo conto di diffondere pensieri che ho letto chissà dove, senza mai ricordarmi la fonte per poter riportare i dovuti credits.Leggevo che a volte servono anche due o tre pagine di schifezze, roba che dovrai buttare, per poter scrivere infine qualcosa di potenzialmente valido. E quella cosa “valida” che hai scritto, a patto che lo sia veramente, non sarebbe mai saltata fuori se prima non avessi scritto le precedenti due o tre inconcludenti pagine di vaniloqui delle quali, poi, e questo lo aggiungo io, sicuramente ti vergognerai.


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*(La biografia è stata fornita dall'autore)

*INTERVISTA A CURA DI IRENE PAMPANIN E DESTINATA IN VIA ESCLUSIVA ALLA RUBRICA TACUìN. E' VIETATA OGNI RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DELLA STESSA.


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