Alba dalla Tofana di Mezzo

"Galoppa, fuggi, galoppa, superstite fantasia. Avido di sterminarti, il mondo civile ti incalza alle calcagna, mai più ti darà pace". D.Buzzati

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lunedì 21 aprile 2014

A proposito di ... Monia Colianni. Intervista.


IL VOSTRO SPAZIO
NEL MIO BLOG
rubrica letteraria e culturale, dal 19 marzo 2014

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Oggi la rubrica Tacuìn vuole presentarvi Monia Colianniautrice del romanzo A PROPOSITO DI DAFNE (0111 Edizoni) e di un blog intitolato UN BLOG STRO**O SENZA UN PERCHE' . Credo troverete questa intervista molto interessante e attuale, specie per i temi che porta alla luce Monia, una "moderna Alice" che dice: 
"Faccio finta di essere certa che la vita sia una. E se davvero è una, non ho certo tempo di vivere tappe decise dagli altri".

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Monia Colianni

A proposito di ... Monia
Nasce a Enna il 26 agosto 1980. Si trasferisce nella provincia di Varese nel 1987 dove attualmente vive. Frequenta il Liceo Scientifico. Giunta al diploma, è ormai consapevole che il suo futuro non avrà a che fare con i numeri. Già in adolescenza, inizia a comporre canzoni, che negli anni successivi proporrà nella sua zona con una band. Si laurea in Scienze dell'Educazione a Milano conciliando studio e lavoro. Frequenta la Scuola Manageriale e di Comunicazione Strategica di Giorgio Nardone, venendo così in contatto con il mondo della comunicazione e della terapia strategica. Nel frattempo, la scrittura creativa resta una costante del suo tempo libero. Nel 2011, sentendo che la scrittura è ormai una vocazione troppo forte, inizia corsi di scrittura presso un'associazione culturale di Varese, dove sperimenta diversi generi letterari. Lo stesso anno, riprende in mano il suo primo romanzo, iniziato qualche tempo prima, e lo ultima. Al suo interno, Monia racconta l’amore, attraverso le sue grandi passioni sviluppate negli anni: l’arte e la psicologia. Nel gennaio 2012 lo invia alla redazione della 0111Edizioni. Sei mesi dopo, la 0111 le comunica una proposta editoriale. Il 21 settembre “A proposito di Dafne” viene pubblicato in versione cartacea e il 28 ottobre presentato ufficialmente presso laFeltrinelli di Varese. Attualmente Monia ha ultimato il secondo romanzo e sta vagliando alcune possibilità di pubblicazione. Cura inoltre un blog letterario*.

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Ciao Monia, è un piacere averti ospite nel mio blog! Devo dire che sei un’autrice che mi ha colpita molto, specie per il tuo essere “come vuoi tu”, senza paura di dire le cose come stanno e andando contro ogni rischio di “standardizzazione”. Riuscire a tenersi stretta la propria personalità, specie quando si scrive, credo sia importantissimo. Tu che ne pensi?

Ciao Irene, grazie mille, il piacere è mio! Sì, non è facile rimanere schietti e senza peli sulla lingua quando inizi a esporti con quello che fai, e quindi pubblicamente. Questo può piacere, ma alle volte risulti scomodo. Sono fatta così, e anche scrivendo mi tengo stretta la personalità, perché gli “stampini” non mi sono mai piaciuti. Se devo scrivere o sostenere un pensiero solo per accontentare il pensiero della massa, piuttosto non dico e non scrivo nulla.

PARLANDO DEL BLOG

Ti ho posto questa come prima domanda per introdurre “A proposito di … Monia Colianni - Un blog stro**o senza un perché”, ovvero il tuo blog. Quando si scrive un post si rischia spesso di scrivere quello che a un lettore piacerebbe leggere e non quello in realtà pensiamo. Tu non lo fai: scrivi quello che pensi, a volte anche il modo tagliente. Ho molto apprezzato questo tuo modo di scrivere. Lo hai scelto specificatamente per il blog? O è lo stesso modo di scrivere che utilizzi poi anche per le tue storie?

Sì, come ti dicevo scrivo quello che penso, esattamente come lo penso. Scrivere ciò che la gente si aspetta è facile, e spesso assicura seguito. Io ho un blog senza pretese, non voglio insegnare nulla e preferisco solo strappare qualche risata esponendo la mia critica alla società, soprattutto la web-società. Quella del blog è di certo una scrittura più schietta e mirata, così come quella di alcuni corti narrativi che ho scritto. Nel romanzo di esordio i toni sono altri, perché racconto vicende drammatiche. Nonostante tutto, qua e là i miei personaggi lanciano frecciate, punti di vista e critiche sociali a nome mio!

Rimaniamo sul blog. Domanda scontata: quando lo hai creato e con quale obiettivo? Lo so che già il titolo spiega che non c’è un perché … Ma allora mi chiedo se non sia stato frutto dello schizzo di un momento… ;)

Il “senza perché” del mio blog è riferito più che altro al suo essere “stro**o”. Nel senso che non ho un tema portante, ma parlo di tutto. La costante è l’ironia tagliente con cui affronto le varie tematiche. Il nome del blog è un po’ la mia presa in giro del concetto che si diceva prima: se dici ciò che pensi, spesso passi per stro**o. Quindi me lo dico da sola già nel titolo, così tolgo l’incombenza ad eventuali moralizzatori. Non volevo creare il classico, grigissimo blog letterario autocelebrativo solo perché ho pubblicato un romanzo. Al suo interno le info e le pagine dedicate al libro ci sono, ma nei post mi piaceva l’idea di raccontare ciò che penso in modo leggero. In sostanza lo scopo è un po’ questo: siamo nella cacca, ma ridiamoci su.

I tuoi post trattano temi diversi ma sempre attuali. In particolare mi sono piaciuti quelli dedicati ai social, “Social…Mente Matti”. Ironici, sarcastici, divertenti, semplici da leggere ma che nascondono, secondo me (che non sono un’esperta del settore), una perfetta descrizione psicologica dell’utente-dipendete da Facebook. Tu la chiami “compulsione fatale”. Parlacene un po’ …

Sì, “Social…mente…matti” è un mini saggio abbastanza comico e tagliente, scritto l’anno scorso, che sto inserendo a puntate nel blog. Mi piace molto trattare ciò che avviene nel web. E hai assolutamente ragione: fa ridere, ma nasconde grandi verità. Io che in qualche modo ho sempre avuto a che fare con la passione per la psicologia, trovo il web un campo di ricerca incredibile, e spesso imbarazzante. Passo abbastanza tempo su internet, e osservo. Quello di cui parlo nello specifico in quei post, è la trasformazione che avviene alle persone quando vestono i panni del loro account. Alcuni vengono colti da “compulsioni fatali” che descrivo in modo farsesco ma che, ahimè, corrispondono al vero: piazzare la qualunque foto di qualunque momento, comunicare ogni spostamento, condividere vignette o mettere “like” come se non ci fosse un domani. In alcuni casi ho esasperato e scherzato, ma il dover socializzare ogni cosa sta diventando un vero problema. Una sorta di dipendenza: “lo faccio, e allora devo mostrarlo per forza a tutti”. Non c’è più il segreto di un momento con la propria famiglia, l’intimità. Si socializza ogni cosa. Tutto regalato a tutti. Non è una svendita di vita privata, è un vero e proprio “fuori tutto”! Poi mi sono concentrata particolarmente sui web-moralizzatori, che diventano compulsivi nel dover dire agli altri cosa è giusto… più fastidiosi di una ragnatela in faccia. 

Sulla destra del blog spicca il logo contro l’editoria a pagamento. Spesso un autore alle primissime armi o chi non è del mestiere, non sa bene la differenza tra una vera Casa Editrice e un’editrice a pagamento (e ci casca!). E’ un concetto che nel tuo blog esprimi molto bene. Vuoi riportarlo anche qui in questa intervista e ribadire i motivi per i quali credi sia giusto dire “no” all’editoria a pagamento?  

L’editoria è un mestiere, ma oggi lo fa chiunque. Nello scegliere a chi inviare, o comunque prima di firmare contratti, suggerisco di prestare la massima attenzione alle richieste: se chiedono contributi in soldi o in copie, non abbiamo a che fare con un vero editore. Il tutto è legale, per carità. Ma a mio avviso il vero editore è colui che si assume il rischio di pubblicarti perché crede nel tuo potenziale. Alle prime pubblicazioni e dalle piccole case free, non possiamo certo pretendere percentuali da capogiro, e che nessuno si illuda che questa passione possa diventare facilmente un lavoro. Ma in realtà se è una passione, questo non dovrebbe nemmeno preoccuparci. Dovrebbe interessarci il fatto di farsi conoscere, con qualcuno che crede e investe sul progetto. Certo, se arriva il centesimo rifiuto dalle case free, forse è meglio rileggersi con occhio critico o trovare un editor spassionato ed esperto. Magari non è un’opera con potenziale come credevamo. A prescindere da ciò che uno scrittore crede di se stesso, meglio investire in self publishing, che pagare un editore.


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Nel 2012, per il tuo primo romanzo “A proposito di Dafne”, hai scelto quindi una Casa Editrice non a pagamento, la 0111 Edizioni. Ci racconti come è stata la tua esperienza con loro? Ti sei trovata bene?

La 0111 mi è stata suggerita da una ragazza che conosco. Io non cercavo pubblicazione in quel momento, quindi ho tenuto il nominativo da parte per un po’. Poi un paio di persone della famiglia hanno letto il mio romanzo, spronandomi a provare. Unico tentativo, fatto in modo parecchio disilluso. Invece, forse, era destino che la storia di Dafne uscisse, perché è stato subito . Per giudicare oggi una casa editrice che lavora con emergenti, credo sia molto importante la distribuzione. E direi che non posso proprio lamentarmi, le copie richieste sono sempre arrivate, e lo si trova in tutti i principali store di settore, sia in cartaceo che ebook. Inoltre, essendo vicina alla sede 0111, ho avuto la fortuna di un contatto diretto con l’editrice, che spesso ha presenziato i miei eventi e seguito il mio lavoro di promozione. 

Inoltriamoci dunque nel mondo della scrittura. Come ti sei avvicinata ad esso? Come è iniziata la tua voglia di raccontare storie? Hai frequentato anche il "Centro di Terapia Strategica" di Giorgio Nardone, una scuola che, dici, ti ha cambiato il punto di vista. In che senso?

Ne ho sempre raccontate di storie! Da piccola attraverso il gioco. In adolescenza con i temi a scuola e facendo musica. Oggi con la narrativa. Dopo la laurea, quando il tempo a disposizione è aumentato, ho iniziato a collezionare soggetti e corti. Poi nel 2011 ho fatto un corso di scrittura per iniziare ad avere correzioni e pareri. E da lì ho concretizzato l’idea di una storia più lunga. A livello didattico, dopo la laurea ho conosciuto la scuola che dicevi, il CTS di Arezzo, fondato nel 1987 da Giorgio Nardone e Paul Watzlawick. È un Istituto di Ricerca, Formazione e Attività Clinica, con centri affiliati in tutto il mondo. Il loro scopo, con migliaia di casi trattati e risolti, è di bloccare molte tra le psicopatologie più diffuse attraverso la comunicazione e particolari protocolli terapeutici. Il punto di vista mi è cambiato perché frequentando la loro scuola ho capito che molte trappole mentali ce le costruiamo da soli. E’ questione di capire cosa fa la persona per alimentare inconsapevolmente il proprio problema, e poi bloccarne il meccanismo. Anche senza entrare nello specifico delle cure mentali, il loro modello di comunicazione strategica migliora la vita di tutti i giorni in modo concreto.

Veniamo dunque al tuo romanzo “A proposito di Dafne”. E’ stato inserito nel genere Romance – Young Adults. Perché secondo te? E’ una storia sentimentale e psicologica. Su quali elementi ti sei basata per costruirla e raccontarla? Come sei riuscita a descrivere così bene la psiche “malata” dei due protagonisti, Dafne e Bob?

Oggi, credo che la classificazione “young adults” sia riduttiva. E me ne sono accorta dopo i riscontri. I miei lettori, e soprattutto i più appassionati, sono nella fascia 45/55. Se l’hanno comprato i figli, i pareri più sentiti mi sono tornati da genitori, suoceri o zii. Comunque è un libro per tutti, anche per la varietà dei temi trattati. Per costruire la storia i miei studi sono stati fondamentali. All’università ho approfondito molto la rieducazione e le devianze, al CTS ho studiato il modello di terapia e comunicazione di cui ti parlavo. È così che ho potuto sviluppare il tema e la psiche malata dei protagonisti in modo più veritiero possibile.

L’ho definita psiche “malata” perché entrambi i protagonisti sono complici di un circolo vizioso dal quale è difficile uscire: Bob picchia Dafne e lei lo perdona sempre (in nome dell’amore?). Il tema della violenza tra le mura domestiche è protagonista ed evidenzia come spesso una donna abbia paura di denunciare le violenze subite e continui a sperare in un cambiamento. Direi che è un tema (purtroppo) sempre più attuale.  Credi che il tuo libro possa far riflettere su questo? La violenza può, come nel caso di Dafne, essere confusa con l’amore e dunque trovare una giustificazione?

Sì, la mia è una storia di violenza domestica, quindi violenza subita da una persona con cui esiste un legame privato e affettivo. Ho raccontato cosa succede all’interno di un amore che da sano si trasforma in malato, dove la vittima cerca di aiutare con i propri mezzi il carnefice, al punto di scusarsi e colpevolizzarsi. Ma così facendo, entra e alimenta un circuito malato che in troppe storie reali degenera fino al raptus finale, o che porta comunque ad anni e anni di soprusi. Il tema è attualissimo, con dati raccapriccianti e misure ancora troppo assenti, sia come tutela della donna che come recupero o persecuzione dell’uomo. Spesso sento dire: “ma perché non lo molla?” Oppure “ma se ti picchia come fai a restarci?” Facile, quando si parla di altri e non si sa nulla della psiche umana e delle relazioni. Beh, a quelle persone do una brutta notizia: non è così semplice uscire da queste spirali. Spesso in questo tipo di amori malati non si ha la forza di denunciare e fuggire perché anche la vittima è “malata d’amore”, e non vuole tradire il proprio uomo. Oppure perché la vittima ha paura di una vendetta (come biasimarla, viste le statistiche e l’incertezza della pena). E allora il mio messaggio contenuto nel romanzo è: piuttosto che subire violenze, che non sono mai giustificate e giustificabili, un’altra strada può essere quella di rivolgersi a centri specializzati, ad esperti in psicopatologie che possano aiutare ad agganciare l’uomo e convincerlo a un consulto. Se lo amiamo, è così che possiamo tentare di salvarlo, e non subendo le sue violenze. Nella mia storia ho costruito un personaggio tale, Bob, che mi aiutasse a portare avanti questo messaggio: non tutte le persone con disturbi comportamentali sono irrecuperabili. Nel suo caso la patologia e la mancata gestione della rabbia non sono dovute a psicosi, ma a eventi traumatici che hanno costruito pian piano una patologia. E così come una patologia del suo tipo si costruisce, con la terapia strategica si può distruggere. Lo davo per scontato, ma vista una recente reazione sul web, mi tocca precisare che il mio messaggio non è a favore del perdono incondizionato e della falsa speranza. “A proposito di Dafne” resta una storia, e non una generalizzazione a tutti i casi. Io sostengo che laddove sia possibile una cura, questo andrebbe fatto o almeno tentato, soprattutto per non esporre la vittima a rischi peggiori. E se una riabilitazione è possibile, solo un esperto può dircelo.

In “A proposito di Dafne” si parla però anche di arte. Che posto occupa l’arte nella tua vita? Ti senti, da questo punto di vista, un po’ come Dafne che fa di tutto per vivere a pieno le sue passioni artistiche?

Dafne ha una strada, la pittura, e per lei è tutto estremamente legato a quello. E’ eccentrica, creativa ma sempre nel suo ambito. Quando prova a fare altro si perde e non è a suo agio. E fa di tutto affinché l’arte diventi un mestiere. Io sento il bisogno di fare quello che mi fa star bene, ma al contrario di lei non mi sono mai incaponita molto per farlo diventare un vero e proprio lavoro. Mi mantengo facendo tutt’altro, che nulla ha a che vedere con la scrittura, la musica, e le mie passioni in ambito creativo. Vivere di scrittura in Italia è una di quelle cose che mi richiederebbe talmente tante energie e “sbattimento” da consumarmi la passione. E io non voglio. Lo vedo fare a tanti esordienti troppo convinti e accaniti. Ai primi scritti cercano i guadagni con affanno, concentrandosi più su quello che sulla scrittura in sé. Io mi gusto i miei lettori e i miei piccoli risultati, che è già un traguardo superlativo. 

Come è stato accolto il tuo romanzo dal pubblico? La promozione come è andata?

Il romanzo è stato accolto davvero bene, parlando di pareri. E da buona cinica, so scremare quelli autentici da quelli di facciata. Chi l’ha comprato, spesso l’ha passato a familiari. In una prima fase hanno letto le persone che conosco nella vita e con cui lavoro. Sono rimasta sorpresa dal fatto che quelli che hanno motivato in modo più esaustivo l’apprezzamento fossero uomini. Considerato che alla base c’è una storia d’amore, non ci speravo. Ma l’aspetto psicologico ha smosso la curiosità e coinvolto. E da quello che mi dicono, il mio stile “cinematografico” è riuscito ad agganciare anche i lettori più pigri. Molto interesse, sia in positivo che in negativo, c’è stato sul finale. Ed è bello che la gente si interroghi, lo apprezzi o mostri scetticismo. Vuol dire che la storia crea riflessione.
La promozione è partita da Feltrinelli, poi ci sono stati diversi eventi. Ora è molto attiva online, dove nelle ultime settimane è partito un inaspettato passaparola tra persone che non conoscevo e che stanno leggendo il libro. Cerco di parlare molto con loro, attraverso un gruppo di blogger che mi sostiene. Uscire dalla rete di conoscenti per un esordiente è difficile. Ma quando inizia a realizzarsi, è una vera soddisfazione. Dopo un momento dedicato alla sola scrittura, riprenderò a breve con gli eventi. C’è già qualcosa nell’aria.  

Abbiamo parlato del tuo blog e del tuo romanzo ma so che ti stai muovendo anche in altri campi artistici, come la musica e il cinema. Sono degli hobby collaterali o hai dei progetti in corso?

La musica è una costante della mia vita. La ascolto facendo tutto, e senza non potrei stare. Suono e compongo con la mia chitarra appena posso, ma questo lo faccio solo per me. Anni fa avevo una band, ora non avrei testa di cercare divulgazione anche in quel campo. Altrimenti si rischia di fare troppe cose, e male. Non mi dispiacerebbe l’idea di proporre pezzi come autrice, cercando qualcuno che possa arrangiarli e suonarli. Col cinema è uguale: per passione ho studiato da autodidatta la scrittura cinematografica, realizzando alcune di sceneggiature per corti che tengo lì in un angolo. Ho preparato anche il soggetto per la trasposizione del mio romanzo, che in un paio di occasioni abbiamo provato a proporre, con un amico del settore. Ma sono tutti dei “di più”. Se arrivano bene, se non arrivano non mi tolgono certo il sonno. L’importante è non perdere la passione di fare, anche solo per se stessi. A proposito di arte, è stato molto bello partecipare e collaborare alla scrittura e alle riprese del booktrailer di “A proposito di Dafne”. E’ stato tutto creato apposta, musica compresa. Uno spot particolare, realizzato con due persone eccezionali, in arte e nella vita: il duo The Gluo Experience. Ve lo consiglio!
http://youtu.be/KcsGaxVySME

Hai anche qualche nuovo romanzo chiuso nella tua “botola”? Vuoi anticiparci qualcosa?

“A proposito di Dafne” è autoconclusivo, e affronta principalmente il tema di cosa succede all’interno di un amore malato. Sul finale lascia una speranza e delle indicazioni sulla possibile soluzione, in primis l’incontro di Bob con la psicoterapia strategica. Ma non entra del vivo della riabilitazione vera e propria. In un romanzo di esordio mi sembrava esagerato e rischioso proporre anche tutto il percorso di uscita dal problema, perché un’opera di 500 pagine di un nome sconosciuto spaventa. Quindi, dopo aver lanciato il primo sassolino e aver visto che i lettori desiderano capire meglio se e come Bob possa affrontare il suo problema, ho riservato questa parte del tema a un sequel, che ho finito qualche mesa fa e al momento sto proponendo alle case editrici. Amando molto la parte fiction di un romance, l’aspetto psicologico verrà affrontato all’interno di nuove vicende, colpi di scena e nuove situazioni che spero possano intrattenere. Tra l’altro una terapeuta di fama internazionale del CTS di Arezzo, con mia immensa soddisfazione, si è offerta di leggere alcune parti di questo sequel, per fornirmi un contributo ed eventuali consigli tecnici. Un valore aggiunto al mio inedito davvero notevole. Spero anche di riuscire a coinvolgerla in qualche futura presentazione, per parlare della mia storia con una figura esperta che possa aiutarmi a spiegare le dinamiche di una coppia come quella di Bob e Dafne. E’ molto semplice nel nostro paese parlare del problema. Ma forse si parla un po’ meno di soluzioni. Quindi spero nella pubblicazione del sequel per poter realizzare questo progetto in modo più completo.

Grazie Monia e scusami per le “lunghe” domande ma credo che le tue risposte potranno essere di grande interesse per tutti.


Ma figurati! Ho apprezzato le ricerche che hai fatto su di me e su quello che faccio, e il fatto di aver parlato di ciò che sono e faccio a tutto tondo. Complimenti davvero per il tuo lavoro Irene. Un saluto a tutti!


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*(La biografia è stata fornita dall'autore)
*INTERVISTA A CURA DI IRENE PAMPANIN E DESTINATA IN VIA ESCLUSIVA ALLA RUBRICA TACUìN. E' VIETATA OGNI RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DELLA STESSA.


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