Alba dalla Tofana di Mezzo

"Galoppa, fuggi, galoppa, superstite fantasia. Avido di sterminarti, il mondo civile ti incalza alle calcagna, mai più ti darà pace". D.Buzzati

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mercoledì 19 marzo 2014

"MAGIA!", il racconto di un ragazzo agordino


IL VOSTRO SPAZIO
NEL MIO BLOG
rubrica letteraria e culturale, dal 19 marzo 2014

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Eccomi con il primo post per la nuova rubrica Tacuìn. 
Ho deciso di cominciare con “Magia!”, il racconto di un giovane ragazzo agordino che mi ha inviato questa storia qualche tempo fa. E’ una storia vera, raccontata con semplicità e sincerità da una persona che non ha nessun pretesto di diventare scrittore o pubblicare un libro, che ha solo voluto salvare sulla carta un momento vissuto con tanta intensità. E’ bello come ogni parola sia intrisa della tenerezza e dell’affetto provati per “lei”, è bello scoprire che c’è qualcuno capace di scrivere così “dolcemente” e sinceramente

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MAGIA!


Era inutile rimaner lì a studiare…

Si, si era organizzato in modo da aver tutta la sera libera per andarla a trovare, ma dopo un messaggio del genere, non sarebbe più riuscito a concentrarsi. Inoltre pensò che la cosa migliore da fare fosse cambiarsi in fretta e raggiungerla il più velocemente possibile. Non importava l’esame del giorno dopo, ormai quel che era fatto era fatto. Importava lei adesso. Ma come avrebbe dovuto affrontarla? Con che spirito? Pensava a questo mentre veloce la strada correva sotto di lui e la risposta non tardò ad arrivare… Con l’affetto, il sorriso, la tranquillità e la comprensione di cui lei senza dubbio aveva bisogno. In fondo, queste erano le cose che sempre le voleva regalare. 

Intanto i tornanti salivano la montagna con sempre più neve in strada. La nevicata della notte precedente aveva lasciato cadere pochi fiocchi in città ma lassù, aveva ricoperto tutto con una scarpa di soffice e gelido manto. Parcheggiò a fianco della sua auto e prima di incamminarsi rivolse uno sguardo alla chiesetta lì sul colle tra gli abeti, per chiedere ancora una volta un sostegno al cuore, alla mente. Per esser sicuro della strada che gli aveva detto di percorrere, cercò le impronte dei suoi scarponi nella neve. Le riconobbe perché erano identiche alle sue e non fu difficile seguirle. Quando la intravide venirgli incontro dietro la curva del sentiero, capì che avrebbe dovuto raccogliere tutte le sue forze, la sua volontà ed il suo amore per sostenere quello sguardo. 

Scorcio di quella sera
L’impressione che ebbe fu quella di una persona pronta a cacciarlo dalla sua vita… Un’ombra nera sul viso, nessun accenno di sorriso, occhi sfuggenti che cercavano di non incontrarne altri. In realtà erano gonfi di lacrime. Si spostarono dal sentiero per non essere disturbati. Lei pianse, pianse molto dicendo di essere confusa, impaurita, insicura. Tanti i pensieri che rendevano pesante questo loro rapporto, almeno da parte sua. E quello che probabilmente non era riuscita a capire, era quanto lui le potesse voler bene. Certo era una storia giovane e lei era stata un uragano per la sua vita. I cambiamenti sarebbero arrivati, ma come in tutte le cose ci voleva calma, tempo. Anche questo la preoccupava? Non era sicura delle scelte che lui avrebbe potuto fare per lei? Un vento freddo da est aveva intanto iniziato a soffiare sull’altipiano. Alcune sue lacrime si congelarono sulla giacca di lu, sulla spalla dove si era appoggiata, avvolta in un abbraccio stretto ma tenero. 

Si stava congelando… Partendo dal collegio aveva preso solo la felpa ed il suo inseparabile Mello’s nero. Ma il calore che aveva dentro era un’altra cosa. La cullava dolcemente mentre i singhiozzi scomparivano adagio e il respiro tornava alla normalità. Le asciugò le ultime lacrime sulla guancia prima di posarvi le labbra per un piccolo bacio. Non andò oltre, dicendole quanto le voleva bene. Il bacio vero venne da lei… Il cuore sorrise. La prese per mano camminando tra abeti carichi di neve e tramonto. Poi d’un tratto, fece qualche veloce passo in avanti, raccolse un pugno di polvere bianca e la lanciò contro il sole esclamando: “Magia!”. Era la bambina in lei a far quel gesto e tra i piccolissimi cristalli che pian piano tornavano sul terreno, scintillando con la loro danza di migliaia di colori, si intravide finalmente uno splendido sorriso. Cenarono assieme a casa di lei, poi rimasero un po’ sul divano. La accarezzava e la teneva tra le braccia, vegliava su di lei, sul suo sorriso. Sentiva che era stanca. La giornata era stata pesante per lei e si era fatto tardi. Aspettò che si preparasse per la notte e si mettesse sotto al piumone per darle il bacio dei sogni d’oro. 

Se ne andò fiero di aver dimostrato ancora quanto il suo cuore potesse esser forte e con la speranza di averle trasmesso questa sicurezza, di averle fatto capire il suo amore. Purtroppo non sapeva quanto poco sarebbe durato quell’equilibrio…

L’esame andò bene, anzi meglio del previsto…


di UN RAGAZZO AGORDINO

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